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Return to play: criteri per rientrare dopo un infortunio

Redazione VelkaoneRedazione
Pubblicato il 25 luglio 2026 4 min di lettura

Tappe del rientro, test funzionali, progressione del carico e decisione condivisa: come strutturare un return to play basato su criteri e non solo sul tempo.

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Dal tempo ai criteri

Per anni il rientro dall'infortunio e stato guidato dal calendario: "dopo tot settimane si torna". Il modello moderno di return to play sposta il baricentro dal tempo ai criteri: non si rientra quando e passato un certo periodo, ma quando l'atleta ha dimostrato di aver recuperato le capacita necessarie a farlo in sicurezza. Il tempo resta un vincolo biologico (i tessuti guariscono con i loro tempi), ma non e piu il criterio decisionale.

Questo cambio di paradigma nasce da un dato: i rientri prematuri o basati solo sull'assenza di dolore si associano a un rischio elevato di recidiva. La recidiva e spesso piu grave dell'infortunio originario e piu difficile da recuperare. Un return to play strutturato per criteri serve proprio a ridurre questo rischio.

Un continuum in tre fasi

La letteratura descrive il ritorno allo sport come un continuum, non come un interruttore. Si distinguono comunemente tre tappe:

  • Return to participation: l'atleta torna ad allenarsi, ma a un livello o volume ridotto rispetto alla piena attivita. Puo partecipare a parti di allenamento senza essere ancora idoneo alla competizione.
  • Return to sport: l'atleta e tornato al suo sport e al suo ruolo, ma non necessariamente al livello prestativo precedente.
  • Return to performance: l'atleta ha recuperato o superato il livello di prestazione pre-infortunio.

Pensare per continuum evita l'errore del "tutto o niente" e permette di riportare l'atleta in campo progressivamente, con obiettivi intermedi verificabili.

I criteri: cosa valutare

Un buon set di criteri e multidimensionale. Affidarsi a un solo parametro (per esempio l'assenza di dolore) e insufficiente. Gli assi principali:

  • Dolore e stato dei tessuti: assenza di dolore nel gesto e adeguato stato di guarigione, valutato clinicamente.
  • Range di movimento: recupero della mobilita articolare rispetto al lato sano e alle esigenze del gesto.
  • Forza: recupero della forza del distretto interessato, tipicamente confrontato con il lato controlaterale attraverso un indice di simmetria (Limb Symmetry Index). Una soglia spesso citata e circa il 90% rispetto al lato sano, ma va contestualizzata.
  • Capacita funzionale e sport-specifica: la capacita di eseguire i gesti dello sport (saltare, atterrare, cambiare direzione, lanciare) con qualita.
  • Prontezza psicologica: fiducia dell'atleta e assenza di paura del movimento, fattore predittivo troppo spesso ignorato.

Il principio guida e che i criteri devono includere test che riproducano le richieste reali dello sport, non solo misure di laboratorio isolate.

I test funzionali

I test funzionali traducono i criteri in prove misurabili e ripetibili. Alcuni esempi trasversali, da adattare al distretto e allo sport:

  • Hop test per l'arto inferiore: salti su una gamba (in lungo, tripli, a crossover, temporizzati) confrontati tra lato infortunato e sano per calcolare la simmetria. Utili per ginocchio e caviglia.
  • Valutazione dell'atterraggio: analisi della qualita del landing (allineamento del ginocchio, assorbimento, controllo) dopo un salto, particolarmente rilevante in pallavolo.
  • Test di forza: misure isometriche o dinamiche del distretto interessato con calcolo della simmetria.
  • Test sport-specifici: prove che riproducono il gesto tecnico (per la pallavolo, sequenze di salti, stacchi, cambi di direzione, gesti overhead per la spalla) in condizioni progressivamente piu vicine alla gara.

Un solo test superato non basta: e la batteria nel suo insieme, ripetuta e confrontata con la baseline, a costruire il quadro. E utile testare anche in condizione di fatica, perche molti infortuni avvengono a fine gara.

La progressione del carico

Superare i test apre la porta al rientro, ma il carico va comunque ricostruito con gradualita. E il momento piu delicato: l'atleta si sente bene, la spinta a "recuperare il tempo perso" e forte, e proprio qui si annidano le recidive.

Principi di progressione:

  • Aumenti graduali: incrementare volume e intensita in modo progressivo, evitando picchi improvvisi, coerentemente con i principi di gestione del carico acuto e cronico.
  • Esposizione controllata: reintrodurre prima i gesti a minor stress, poi quelli piu impegnativi, fino ai gesti massimali e alle situazioni imprevedibili del gioco.
  • Minutaggio progressivo: in pallavolo, ricostruire gradualmente il numero di salti, schiacciate e servizi settimanali; il rientro in partita con minutaggio pieno e uno dei picchi di carico piu rischiosi.
  • Monitoraggio continuo: usare RPE, wellness e conteggio dei gesti per verificare che la risposta al carico resti buona.

Il rientro non finisce il giorno del primo allenamento completo: prosegue nelle settimane successive, quando il carico si stabilizza.

La decisione condivisa

La decisione di rientrare non spetta a una sola figura. Il modello contemporaneo la descrive come condivisa (shared decision making) tra le parti coinvolte:

  • lo staff sanitario (medico, fisioterapista) che valuta lo stato dei tessuti e i criteri clinici;
  • il preparatore e l'allenatore che conoscono le richieste dello sport, del ruolo e del calendario;
  • l'atleta, con la sua percezione, i suoi obiettivi e la sua prontezza psicologica.

Nella decisione entrano anche fattori di contesto: l'importanza della gara, la fase di stagione, la storia di infortuni dell'atleta, la tolleranza al rischio. Rendere esplicito questo ragionamento, invece di lasciarlo implicito o affidarlo a una singola persona, migliora la qualita della scelta e la responsabilizzazione dell'atleta.

Il return to play e un processo, non una data. Le indicazioni qui esposte sono principi generali di ragionamento: ogni percorso di rientro va costruito e gestito individualmente da professionisti sanitari qualificati, sulla base della diagnosi specifica e della storia clinica dell'atleta.

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità generali e non sostituiscono la valutazione di un medico, fisioterapista, nutrizionista o altro professionista qualificato.

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